07/03/2010

Stalker: Call of Pripyat

Ieri ho concluso "Call of Pripyat", la mia terza avventura nella Zona dopo il bellissimo "Stalker: shadow of Chernobyl" e il penoso "Stalker: Clear Sky".
Mi ha fatto un grande piacere notare come i ragazzi della GSC, forse memori del clamoroso buco nell'acqua rappresentato dal secondo capitolo della serie, abbiano trovato l'umiltà di fare un passo indietro e riproporre una meccanica di gioco forse più vecchia ma sicuramente più divertente.

Questo Call of Pripyat rappresenta una sorta di ritorno alle origini per la serie Stalker, con Clear Sky gli sviluppatori hanno cercato di espandere lo schema di gioco da una avventura solitaria a una guerra interattiva tra fazioni (riuscendoci per altro malissimo…), per fortuna in questo ultimo capitolo della serie hanno riportato il gioco ad essere "player-centrico".
Anche la storica rivalità tra le fazioni "Freedom" e "Duty" è stata ridotta ai minimi termini, limitando le schermaglie a innoque battutine ai tavoli di un rifugio-locanda nel cuore della Zona.

Con Call of Pripyat il giocatore ritorna al centro della scena, bando quindi all'indecisione nell'intraprendere questa o quell'azione per aggraziarsi i favori dell'una o dell'altra fazione, la parola d'ordine è tornata ad essere "esplorazione".
L'area di gioco è relativamente grande e suddivisa in tre macro zone, la prima a prevalenza paludosa, la seconda pianeggiante e ricca di strutture (basi, laboratori, fabbriche etc etc..), la terza totalmente urbana (la città abbandonata di Pripyat).
L'atmosfera è come sempre molto intensa, la sensazione di desolazione e di mistero satura ogni angolo del gioco, tanto da indurre nel giocatore un piacevole e sincero senso di cameratismo e calore umano ogni qual volta questo incontri un gruppo di npc oppure faccia ritorno alle basi dove gli stalker si radunano.

Le creature e le anomalie presenti nella zona non fanno altro che aumentare quel senso di desolazione e di pericolo improvviso che pende sulla testa degli stalker come una spada di Damocle; esattamente come loro, gran parte dei mostri (quantomeno dei più impegnativi) è solitaria, isolata e invisibile, colpisce al buio per poi sparire con velocità, il che rende ancora più tesa l'esplorazione della Zona.

Le armi sono sostanzialmente le stesse rispetto a Clear Sky, per fortuna gli sviluppatori hanno deciso di mantenere gli unici aspetti positivi del precedente capitolo della serie, ovvero le modifiche alle armi e le improvvise emissioni.
Le modifiche si possono effettuare solo presso i pochi tecnici presenti nelle aree di gioco, ciascuno dei quali offrirà i propri servizi solo a determinate condizioni e prezzi. Prima di tutto è necessario procurare al tecnico gli opportuni strumenti di lavoro, completando poi alcune quest sarà possibile ottenere sconti per le riparazioni e le modifiche alle armi.
Le emissioni invece sono fenomeni già visti in Clear Sky, consistono in improvvise scariche di energia che si propagano attraverso la zona, costringendo ogni forma di vita a trovare un riparo ben protetto per non morire. La cosa interessante è che dopo ogni emissione la posizione di alcune anomalie può variare, e in corrispondenza di alcuni gruppi di anomalie si possono generare nuovi manufatti da saccheggiare e sfruttare a proprio vantaggio.

Concludendo devo ammettere di essermi proprio divertito con questo "Stalker: Call of Pripyat", ho amato parecchio il primo gioco della serie a causa delle sue meccaniche, del mix di elementi fps e crpg, della sua natura essenzialmente esplorativa, e soprattutto per la sua atmosfera davvero unica.
Confesso che la delusione provata con Clear Sky ha in un certo senso amplificato il mio giudizio positivo per Call of Pripyat, un gioco che di certo non è innovativo e di certo non aiuterà ad attirare nuovi giocatori, ma che rappresenta sicuramente un grande ritorno nella Zona per quanti si sono affezionati al primo Stalker.
Call of Pripyat prende quasi tutto il meglio di Shadow of Chernobyl (la trama non è altrettanto misteriosa e interessante) e quel poco di buono che è stato introdotto in Clear Sky (modifiche alle armi ed emissioni), tecnicamente ormai dimostra tutti gli anni della serie ma rappresenta ancora oggi una delle migliori soluzioni grafiche per scenari di ampio respiro.

Consiglio vivamente l'acquisto a tutti coloro che si sono divertiti con il primo Stalker, per i neofiti della serie consiglio di cominciare con quest'ultimo e poi magari provare Call of Pripyat.

C'è un solo commento

  1. Tasslehoff Burrfoot » Blog Archive » Stalker: Shadow of Chernobyl ha scritto:

    […] distanza di quasi quattro anni dallo splendido “Stalker Call of Pripyat“, stanco, anzi stufo marcio di sparatutto penosi e lineari (qualcuno ha detto CoD?) ho deciso […]

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