01/03/2015

Diario di un niubbo spaziale, episodio 1

Sento il bisogno di fare outing… è da circa un mese che ho cominciato a giocare a Eve Online. :)

Non è stata una decisione facile, tutto è nato dopo aver visto questo strepitoso trailer (che ad oggi considero uno dei video promozionali più belli che siano mai stati creati e trasmessi) che ha riacceso in me il desidero di provarci, anzi di riprovarci visto che già anni fa tentai (fallendo) di giocare a questo gioco.
Tutte le più grandi esperienze multiplayer della mia vita (CounterStrike, Battlefield 2 e Lotro) hanno avuto un inizio travagliato, così è stato per Eve, per cui le premesse per un grande e duraturo divertimento ci sono tutte.

Il gioco è famoso per molti motivi, la sua bellezza attira tantissimi giocatori, allo stesso modo la sua complessità e curva di apprendimento (argomento molto interessante a cui dedicherò un post) impressionano al punto da tenerne lontani tanti altri. Per questo motivo cercherò di riportare le mie esperienze ad Eve sottoforma di diario a puntate, il diario di un “nabbazzo” che ha iniziato a giocare da zero, cercando di sfatare miti e leggende su questo titolo tanto famoso quanto poco realmente conosciuto.

Iniziamo da principio con un aspetto molto dibattuto, per cominciare occorre ovviamente registrarsi e scaricare il client, fin qui tutto banale… o no?
In realtà ci sono due modi per iniziare, il primo è in totale autonomia, si registra un account e si attiva la trial gratuita di 14 giorni; l’altra modalità prevede l’invito da parte di un giocatore già attivo, il nuovo giocatore riceve 21 giorni di trial gratuita al termine della quale può interrompere l’esperienza o pagare regolarmente l’abbonamento e continuare a giocare.
Nel caso continui il giocatore che mandato l’invio alla trial riceve una ricompensa, può scegliere se ricevere un mese di abbonamento o un PLEX (una licenza di gioco per 30 giorni); in genere è prassi che chi riceve il PLEX lo giri al nuovo arrivato, il quale può quindi scegliere se sfruttarlo ricavandone un mese di gioco oppure venderlo per farsi un sacco di isk (la moneta del gioco).

La gran parte degli utenti preferisce vendere il PLEX per ricavarne soldi, una scelta che personalmente non condivido per un semplice motivo, all’inizio la mancanza di isk può apparire un problema, in realtà è una potentissima molla che spinge il nuovo giocatore a darsi da fare, a diversificare le proprie attività in game, e quindi a scoprire le tantissime sfaccettature del gioco e di conseguenza divertirsi.
Non posso dire di essere un giocatore di grande esperienza, ciò nonostante ho già assistito a diverse scenato di altri niubbi come me, che pieni di soldi si lamentano perchè non hanno skill o esperienza per sfruttare tutte queste risorse: farmare o acquistare ISK è relativamente facile, spenderli è facilissimo, ma imparare a giocare e sfruttare le proprie risorse è tutt’altra faccenda, e non sarà certo una carta di credito ben affilata a farvi fare esperienza di gioco.

 

Stay poor, stay hungry and stay busy!

25/02/2015

Redhat Network… WTF?!??!

Ecco un piccolo esempio del perchè è sempre utile usare estensioni per modificare la lingua del proprio browser.

rhel

SGRUNT…

22/01/2015

Benvenuto Banana PI

Mi rendo conto solo ora che è passato quasi un secolo da quando presentai su questo blog il mio leggendario server domestico basato su Via Epia.

Da allora la mia attenzione in questo campo è aumentata in modo esponenziale e dopo elocubrazioni varie ho varcato la soglia del mondo ARM con Raspberry PI.
Sia chiaro, considero Raspberry PI un progetto STUPENDO e RIUSCITISSIMO, sia dal punto di vista tecnico che di comunicazione, tant’è che ne ho comprati ben due e l’ultimo di questi mi sta fedelmente servendo da parecchio tempo.

Ciò nonostante le limitazioni di Raspberry PI sono palesi, tecnicamente e anche eticamente (etica informatica? Già, perchè no?).
Tecnicamente parlando il SOC di cui è dotato è parecchio datato e poco potente, ottimo per tantissime attività ma dalle performance scarse in molti campi (ad esempio come nas o backup repository, come webserver o application server).
Inoltre bisogna ammettere che il sottosistema di I/O è progettato piuttosto male, tant’è che una delle più frequenti cause di problemi è proprio il controller USB su cui ricadono sia la scheda di rete (a 100 Mbps) che le porte USB, unica connessione disponibile per storage capiente e alternativo alla scheda SD.
Io stesso sono stato costretto a pensionare il mio primo esemplare a causa del controller USB che una volta posto sotto stress disconnetteva il device USB corrispondente al disco esterno da 2.5″ dove risiedono i miei file.
Dal punto di vista etico invece non posso fare a meno di notare la stridente contraddizione di un progetto che ha fatto della filosofia Open Source la sua bandiera, ma che di fatto è fortemente “closed”, tant’è che ad oggi non sono stati resi pubblici gli schemi dell’hardware stesso.

Visto il successo di questo progetto è bastato poco perchè nascessero molte iniziative simili, alcune con tutti i requisiti tecnici per surclassare Raspberry PI (una molto interessante ma dal costo esageratamente elevato è Cubietruck di cui avevo già parlato).
Per fortuna alcune di queste si sono consolidate, hanno creato una discreta comunità di utenti e, cosa che non guasta mai, hanno proposto le loro soluzioni a prezzi accessibili; tra queste le principali sono Banana PI e le board Olimex (delle quali la più interessante ad oggi è la Lime2).

Tecnicamente si tratta di due progetti molto simili, basati entrambi su SOC ARM Cortex-A7 dual-core (Allwinner A20), 1GB di ram, controller SATA, scheda di rete gigabit ethernet e prezzo tutto sommato allineato (circa 45 euro); rispetto a Raspberry PI la potenza computazionale e le performance di I/O sono sbalorditive, e nonostante questo l’assorbimento è persino più basso.
Anche eticamente le due schede sono simili, di entrambi infatti sono disponibili i sorgenti e tutta la documentazione.

Come è intuibile dal titolo ho scelto Banana PI, ero molto incuriosito dal prodotto Olimex ma la disponibilità da Amazon mi ha fatto propendere per il concorrente; oggi poi mi è pure stato recapitato il case in plexiglass con relativo cavo SATA (con alimentazione integrata), per cui quale migliore occasione per immortalare questo magico scatolino?

A breve mi aspetta una colossale migrazione (lavorativa), appena avrò finito e sarò riuscito a tirare un po’ il fiato procederò con la migrazione (domestica) del muletto al nuovo Bananone :)

bananapi03

29/11/2014

Non è un paese per Sam

Quoto Crozza, l’Italia è un paese di bifolchi!

20/11/2014

MM3 Proxy switch

Generalmente preferisco non usare troppe estensioni sui miei browser (principalmente Firefox e Chrome) per non ritrovarmi i browser “seduti” oppure per rendere un eventuali disinstallazione e reinstallazione snella e veloce (guardacaso mi è successo pochi giorni fa dopo l’ennesimo upgrade di Firefox).

Une estensione di Firefox a cui però non riesco proprio a rinunciare è MM3 Proxy switch, che come suggerisce il nome serve ad attivare, disattivare o cambiare impostazioni del proxy in modo pratico e veloce.
Esistono parecchie altre estensioni che fanno tutto questo, ma tra tutte quelle che ho provato questa mi è sempre sembrata la più leggera e semplice da usare, riassumendo: un click per attivare il proxy, un click per disattivare il proxy, una dropdown per selezionare i vari profili e un file di configurazione semplice da editare al volo.

Essendo una estensione di Firefox utilizza la stessa sintassi per definire le eventuali esclusioni di indirizzi, sottoreti, hostname o domini, se doveste avere dubbi trovate una veloce guida a questo link.

Come dicevo poco sopra la sintassi della configurazione è decisamente semplice, ogni profilo è delimitato da parentesi quadre, è possibile definire un proxy differente a seconda del protocollo utilizzato (http, ftp, ssl o socks) oppure per tutti i protocolli (all) e infine definire le esclusioni (noProxy).

[Proxy1
  all=10.0.0.1:8080
  noProxy=127.0.0.1, 10.0.0.0/8, 81.82.83.0/24, dominio.tld, ced.azienda.local
  clear=cache
]
[Proxy2
  http=10.0.0.2:3128
  http=10.0.0.2:3128
  ftp=10.0.0.3:80
  noProxy=127.0.0.1, 10.0.0.0/8, 81.82.83.0/24, dominio.tld, ced.azienda.local
  clear=cache 
]
[SocksSSH
   socks=127.0.0.1:777
   config:network.proxy.socks_remote_dns=true
   noProxy=127.0.0.1, 192.168.0.0/24, domain.external.local
   clear=cache
]

Ottimo software imho, l’unica miglioria possibile potrebbe essere quella di aggiungere una direttiva di configurazione che permetta di lanciare uno script al cambio di profilo, pensiamo ad esempio all’avvio di una connessione ssh che incapsuli il traffico del proxy (via http o socks, vedi ad esempio il profilo SocksSSH di esempio con proxy socks in ascolto sulla porta 777) .

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