18/09/2012

iNotes not working correctly with Firefox 15

L’update a Firefox 15 ha portato con se l’ennesima restrizione nell’esecuzione di codice lato client che provoca un malfunzionamento nell’iNotes di Lotus Domino 8.5.3.
Il problema si manifesta con l’impossibilità di utilizzare alcune features (es allegati o anche banalmente cliccare il tasto “invia” per spedire una mail) con la webmail in modalità full e Firefox 15.

In attesa di una fix IBM ha rilasciato un workaround che comporta l’esecuzione dei vecchi script al posto dei nuovi.
Per  attivare questa opzione è sufficiente modificare il file notes.ini del server Domino aggiungendo la direttiva:

iNotes_WA_FirefoxSignedScript=0

Una volta modificato il file notes.ini basta un restart del task http (“restart task http” da console) oppure se siete maneschi un restar del server (restart server).

Link alla technote IBM

15/08/2012

Progetto DebianPad

Uno degli obbiettivi che mi ero prefisso di portare a termine durante queste ferie agostane era il progetto DebianPad, ovvero la migrazione del mio fido ThinkPad T500 da Windows 7 Professional a Linux, preferibilmente Debian Weezy.

L’installazione e configurazione di Debian è filata liscia “come il culo di un bambino”(cit), ho fatto funzionare praticamente tutto, dal client Oracle ad Apache Directory, ho trasferito tutto, virtualizzato e fatto girare con Vmware Player la mia vecchia istanza di Win7, ho pure reimportato tutte le chiavi private per accedere ai server e ai repository svn e git… ma è rimasto quell’unico insormontabile scoglio che risponde al nome di IBM, più precisamente IBM Lotus Notes.

IBM rilascia ufficialmente una versione del client Notes di base per linux, pacchettizzata rpm (per RedHat e Suse) e deb (principalmente per Ubuntu e Debian) ma solo per sistemi a 32bit, far girare Notes su un sistema operativo a 64bit (che all’alba del terzo millennio dovrebbe rappresentare la norma…) è un’impresa a dir poco avventurosa.

Alla fine ce l’ho fatta, ho fatto girare il client Notes 8.5.3 seguendo una serie di guide che veramente sanno di esoterico, mi sono addentrato a colpi di machete nella selva di dipendenze e ne sono uscito vincitore, ho visto il client Notes girare su Debian Weezy e poi anche su Ubuntu 12.04.
Il vero problema però è un altro, non esiste una versione per linux del corrispondente client Lotus Administrator e Designer, e questo è un grosso, grossissimo problema per il sottoscritto.

Mi sono illuso che sarebbe stato sostenibile avviare alla bisogna il client Administrator e Designer da virtual machine Vmware, in realtà provandolo un paio di giorni ho sperimentato quanto sia logorante dipendere da una macchina virtuale locale per fare le cose che veramente servono…

Non è un limite di linux, è una stramaledetta merdata made in IBM, che all’alba del terzo millennio non si decide a rilasciare il client di sviluppo e di amministrazione per linux (idem per MacOS X) di uno dei loro prodotti più sbandierati, diffusi e multipiattaforma (per lo meno lato server), prodotto che dalla versione 8 ha visto una vera e propria nuova giovinezza!
Ma oltre il danno c’è pure la beffa di un client base che esiste solo in versione 32bit e per farlo girare su OS a 64bit occorre varcare la soglia tra informatica e rito voodoo, una cosa che all’alba del terzo millennio non è davvero accettabile… per fino installare un cluster di WebSphere Portal o un RAC Oracle è infinitamente più semplice.

Ora scatta una bella mail cazziatone a quel genio di Ed Brill, anzichè perdere tempo e sparare cazzate a vanvera su cagate social farebbero bene a sistemare il software che hanno in casa e che i loro clienti e partner realmente usano.

12/06/2012

Creazione di un filesystem virtuale

A volte capita di dover tamponare situazioni impreviste o una pessima analisi e progettazione di un sistema con qualche pezza.

Prendiamo ad esempio una directory temporanea dove qualche servizio va a scrivere quantità industriali di file, il buon senso vorrebbe che questi file fossero scritti su un volume ad-hoc, in modo che non vadano ad saturare tutto lo storage disponibile su un volume condiviso creando problemi anche su altri servizi che nulla hanno a che fare con quei file.

Se vi trovate ad affrontare una di queste situazioni su un server linux le soluzioni sono molteplici, una di queste è la creazione di un filesystem virtuale dedicato.
Questa soluzione non è certo la più elegante (un logical volume  LVM è preferibile dal mio punto di vista) ma è quella che offre una flessibilità tale da essere implementabile pressochè in qualsiasi condizione, non necessità di nuovo storage, non richiede fermi, si implementa a caldo, non comporta operazioni invasive sui dispositivi esistenti.

Prima di tutto create un file che fungerà da device, per farlo utilizzate il comando touch

A questo punto utilizzate il comando dd per creare il dispositivo, per rimanere aderenti ai dispositivi utilizzati generalmente suggerisco di utilizzare una dimensione di blocchi pari a 4k (bs=4096), il numero di blocchi dipende dalla dimensione del dispositivo che volete configurare; nell’esempio tale dimensione è pari a 1GB (262144 blocchi * 4096 = 1073741824 byte, ovvero 1GB).

Create il filesystem con il consueto comando mkfs

Ora create una directory dove montare il nuovo filesystem e montatelo

Et voilà! Il filesystem virtuale è servito!

11/04/2012

Vmware hot_add

Esaurito lo storage su guest linux vmware?
Rimpiangete quel buon vecchio controller IBM ServeRAID con il quale bastava lanciare il comando hot_add per vedere spuntare nuove lun?

Anche con vmware  tutto questo è possibile e anzi molto semplice, dopo aver aggiunto il nuovo disco virtuale (o raw mapping a scelta) basta aprire il terminale e digitare:

echo "- - -" > /sys/class/scsi_host/host#/scan

Chiaramente host# dev’essere sostituito con il valore del vostro device.

Verificando i log del kernel è possibile vedere l’effetto del comando precedente, es:

Vendor: VMware Model: Virtual disk Rev: 1.0
 Type: Direct-Access ANSI SCSI revision: 02
SCSI device sdd: 104857600 512-byte hdwr sectors (53687 MB)
sdd: cache data unavailable
sdd: assuming drive cache: write through
SCSI device sdd: 104857600 512-byte hdwr sectors (53687 MB)
sdd: cache data unavailable
sdd: assuming drive cache: write through
 sdd: unknown partition table
Attached scsi disk sdd at scsi0, channel 0, id 3, lun 0

23/02/2012

vmware vsphere client console

Per esigenze lavorative sono dovuto intervenire su un cluster vmware vsphere 4.1 mentre sul mio fido ThinkPad da battaglia era già installata la versione 2.5 del client vmware infrastructure (utilizzata in precedenza per accedere ad un cluster vmware esx 3.5).

Fiducioso nella bontà dei prodotti vmware mi connesso alla console web, scarico il setup del client vsphere e seguo fedelmente la procedura di installazione.

Fin quando mi sono dovuto connettere al cluster vsphere 4.1 tutto è filato liscio come l’olio, collegandomi invece al cluster esx 3.5 ho notato una spiacevole sorpresa, al posto della console ha fatto capolino sul mio display una triste e poco esplicativa schermata bianca :(

Cercando in rete ho trovato una soluzione al problema, che pare sia dovuto alle features di Data Execution Prevention (DEP) implementate in Windows 7.

La soluzione è alquanto semplice, settare le policy DEP di windows al valore “AlwaysOff”, per fare questo occorre:

  • lanciare la console di windows in modalità amministrativa
    Start –> Tutti i programmi –>  Accessori –> click destro su “Prompt dei comandi” –> Esegui come amministratore
  • da console di sistema lanciare il comando: bcdedit.exe /set nx AlwaysOff 
  • disinstallare ogni client vmware
  • riavviare Windows
  • reinstallare i client vmware infrastructure e vsphere

Fatto questo le console sono tornate visibili per le virtual machines di entrambi i cluster.

« Post precedenti | Post successivi »